Juan BELLIDO
Nei prossimi minuti vi parlerò di una sfida.
Non dico niente di nuovo se comincio dicendo che in qualunque epoca si può essere vincenziani.
L'essere vincenziano in essenza e contenuto è eterno, perché l'amore di Dio per i poveri e gli emarginati sta nella stessa natura del Vangelo, e "l’amore non passerà”, (1Cor,13). Ma è anche certo che il modo di essere vincenziano non può rimanere lo stesso nelle nuove realtà e sfide sociali
Se si parla di essere vincenziani, la cosa più immediata è aggiornare il modo di essere fedele al messaggio di San Vincenzo, tenendo conto che quella stessa fedeltà ci impone di essere testimoni attivi nell'attualità e nelle sue sfide.
Poiché vi parlerò della Spiritualità del giovane mariano-vincenziano nel mondo di oggi, vi parlerò di una sfida paradossale: la sfida di cercare la giusta interazione tra la cosa permanente, statica ed eterna; e tra la cosa nuova, dinamica ed a volte urgente.
Il mondo è in costante trasformazione, così, per esempio, sappiamo che il mondo è diviso in due realtà: quella dei ricchi che rappresentano il 17% della popolazione mondiale; e quella del restante 83% degli abitanti.
Sappiamo inoltre che il 95% delle informazioni diffuse dai mezzi di comunicazione, riguardano solamente il 17% della popolazione, che vive nella realtà ricca. Pertanto i mezzi di comunicazione continuano, come in passato, a dar voce solo alle esigenze dei ricchi, mettendo a tacere le loro coscienze e lasciando nel silenzio l’ 83% della popolazione mondiale.
La sfida è quella di invertire i termini con occhi vincenziani così che l'uso dei mezzi di comunicazione diventi strumento profetico e scuota le coscienze dei ricchi facendo sentire la voce dei poveri.
Sappiamo anche che il mondo oggi è cablato più che mai . Oggi, -9 agosto 2005 -, si faranno tante chiamate al telefono come quelle effettuate durante tutto l'anno 1983. Questo tuttavia non impedirà che la metà della popolazione mondiale non conosca il telefono. Solamente pensare che nell'Isola di Manhattan - un distretto di New York, in USA - ci sono tanti computer e telefoni come in tutto il continente africano….
Per noi vincenziani: cablaggio non significa comunicare…
Che il mondo è in continua trasformazione è evidente, il mondo non è come quando Vincenzo de Paoli aveva 15 anni, nel 1595; né quello del 1645 quando viveva Luisa di Marillac.
Ma contemporaneamente, nell’essenza la riflessione vincenziana non smette di essere attuale, così Vincenzo - permettetemi la familiarità e che ometta il "San", a 15 anni non è molto differente da alcuni adolescenti di oggi ed egli stesso scrive:
“Mi ricordo che, quando ero ragazzo, quando mio padre mi portava in città, visto che era mal vestito ed un po' zoppo, mi vergognavo di andare con lui e riconoscerlo come mio padre".… Fino a qui la stessa crisi di valori che possono presentare molti dei ragazzi e ragazze con le quali lavoriamo pastoralmente. Orbene, non può fuggirci lo sguardo di conversione, quando continua scrivendo: "Miserabile me…! ".
Oggi sappiamo dare un nome a quegli atteggiamenti di adolescente e contemporaneamente abbiamo - o dovremmo avere - a nostra disposizione discipline come la pedagogia, la psicologia ed altre, e le loro applicazioni alla catechesi e alla pastorale giovanile che ci permettono di ricondurre evangelicamente e scientificamente quei pensieri affinché gli adolescenti giungano alla presa di coscienza e possano giungere anch’essi a dire: "Miserabile che sono.”.
Ciò che non sarebbe tollerabile è che ci dimentichiamo di quelle discipline e conoscenze che ci appartengono, - almeno nei leader del movimento -, e che ciò ci porti ad abbandonare, con sguardo nuovo e contemporaneamente disfattista, la causa dei giovani che si vergognano dei loro genitori, della Chiesa, della loro condizione di cristiano, e perfino di se stessi.
Anche Luisa, - permettetemi che ometta, per familiarità, "di Marillac" - a 51 anni, ci presenta un modello di ansiosa madre sempre attuale, doppiamente preoccupata per i suoi lavori umanitari -come li chiameremmo oggi- e per il suo discolo figlio Michele. Lei viveva già nella Compagnia in comunità con le giovani "Domestiche" dei Poveri, e se da un lato aveva risolto la difficoltà di organizzarsi in un modo nuovo nella Chiesa, le rimaneva ancora quella di cercare il suo equilibrio e confrontarlo coi suoi obblighi di madre.
Non è certamente nuovo il voler trovare soluzioni ai problemi dei figli:- Luisa e San Vincenzo cercarono di risolvere quelli dello sconsiderato Michele, trovandogli una fidanzata- l'essenza è antica e al tempo stesso attuale, bisogna imparare ad armonizzare la vita familiare con l’impegno verso i più poveri, senza che il primo serva da scusa per smettere di fare il secondo o viceversa.
La cosa vecchia e la cosa nuova…. E la sfida di discernere questo nella chiave di lettura evangelica: (...) Nessuno versi vino nuovo in otri vecchi; altrimenti, il vino farebbe scoppiare gli otri e si rovinerebbe tanto il vino come gli otri; ma il vino nuovo, in otri nuovi (Mc.2, 22-23).
2. Essere giovane, cristiano, laico, e mariano - vincenziano oggi:
In qualunque epoca si può essere cristiano, non c'è che da leggere Tertuliano - primo scrittore cristiano in lingua latina, e padre della Chiesa - quando descrive che i cristiani di allora vivevano come gli altri uomini e donne, ma con uno spirito nuovo: non l'egocentrismo del mondo pagano, bensì l'apertura agli altri del messaggio di Gesù.
Lo spirito nuovo al quale siamo chiamati noi vincenziani ha un'identità propria nel seno della Chiesa
2.1 Seguendo i passi di Gesù di Nazaret ed il senso che ha dato alla sua vita terrena.
Partendo da questa ottica, la vita è il valore che ognuno di noi apporta alla creazione.
Il mondo è in costruzione ed ognuno di noi è chiamato ad essere costruttore e contemporaneamente opera, così anche i nostri fratelli sono opera nostra e loro nostri costruttori. È il senso della creazione, è il senso che noi siamo stati creati da Dio.
Così io intendo la vita, la cui equazione è:
V= t ´ d
Dove:
V = vita = valore che apportiamo alla creazione.
t = Il tempo che stiamo in questo pianeta. È il tempo che realmente siamo vivi.
d = La densità di utilizzazione del tempo, determinata dallo sforzo che facciamo affinché questo mondo sia più giusto, più pieno di amore, in definitiva, più simile al mondo che Dio ha progettato per noi.
Questo ci pone davanti alle domande: In cosa ti vuoi realizzare? Perché e per quale motivo vale la pena lottare? Le risposte in Gesù e nel suo messaggio di Nuova Umanità.
Per me la Nuova Umanità di Gesù è un sogno, e so che in certe occasioni i sogni ripetono la tessitura della realtà, che ha in sé delle imperfezioni. Così è possibile il sogno della riconciliazione col fratello che offendiamo, il ritornare alla pratica individuale della preghiera dopo un tempo senza parlare con Gesù, il non dimenticarsi che la vita è un dono e che c'è stata data per regalarla…
Di seguito ed in sintonia con quanto detto fin’ora, una caratteristica di identità della GMV ,che si va delineando per aiutare a raggiungere questo sogno.
2.2. Avendo María come modello di perfetto discepolo del Signore:
La GMV deve avere María come modello di virtù da seguire, e naturalmente il suo gioioso impeto di passione solidale verso i fratelli non deve essere oscurato dal manto passivo della venerazione e del culto fine a se stessi. Di ciò dà conto il suo inno di lode, il Magnificat.
Di sicuro María che è fedele alla sua storia e a quella di suo figlio, è più vicina all’immagine di donna con capacità di denuncia ed annuncio, piuttosto che a quella gentile, dolce e pia con la quale spesso viene onorata, quasi dimenticando il tono liberatore e di denuncia che ha caratterizzato il messaggio di suo Figlio.
Paolo VI, scrive nella Marialis Cultus, 37: "María di Nazaret, pur completamente abbandonata alla volontà del Signore, fu tutt’altro che donna passivamente remissiva o di una religiosità alienante; ma donna che non dubitò di proclamare che Dio è vindice degli umili e degli oppressi e rovescia dai loro troni i potenti del mondo (Lc.1,51-53)….. ". E continua"…la raffigurazione della Vergine è il modello perfetto del discepolo del Signore. Artefice della città terrena e temporanea, ma pellegrino diligente verso la città celeste ed eterna; promotore della giustizia che libera l'oppresso e della carità che soccorre il bisognoso."
I vincenziani, guardando a María, alla profondità della sua fede, espressa nelle parole del Magníficat, sono chiamati a leggere in esse che non si può separare il seguire Gesù dal manifestare il suo amore preferenziale per i poveri e gli umili.
Le esortazioni apostoliche Marialis Cultus e Redemptoris Mater riflettono, dunque, sulla linea che considera il Magníficat come un cantico di trasformazione profetica e liberatoria: "Egli fa gesta col suo braccio: disperde i superbi di cuore; abbatte dal trono i potenti ed esalta gli umili; riempie di beni gli affamati ed i ricchi li lascia poveri" (Lc.1 51-53).
Continuando, svilupperò la terza caratteristica dell’identità della GMV. Sono consapevole che bisogna bere alla fonte, interpretando l'essere e il fare di San Vincenzo, e contestualizzando il suo pensiero al giorno d’oggi.
2.3. Avendo come modello Vincenzo de Paoli nella pratica quotidiana della giustizia sociale.
Sappiamo che siamo molto lontani dall’ avere trovato un tipo di società nella quale tutti mangino tre volte al giorno, ossia il minimo che si può chiedere affinché una società sia considerata giusta. Questa è la principale preoccupazione che possiamo avere come vincenziani.
A mio giudizio sono due i fronti sui quali dobbiamo lavorare, dalla pastorale giovanile vincenziana affinché realmente questa priorità sia assunta con spirito evangelico:
* Lottare contro l'aporofobia:
La radice di tale parola - "aporo" - significa "povero", colui che non ha fortuna, colui che vive escluso, e che in alcune circostanze non è visto neanche dai suoi simili.
Le fobie consistono in un rifiuto insuperabile che sentiamo per qualcosa.
Così, "aporofobia" è il rifiuto per chi non ha nulla da offrirci, non ha niente in cambio da darci, né economico né di valore personale.
Le società dette industrializzate, misurano il progresso con la legge di mercato, pensando che tutto si possa comprare e vendere, e cadono nell’errore di dare un valore economico anche alla vita umana, affermando che vale di più chi ha più cose da offrire dal punto di vista economico e personale .
Questo modello di progresso, vizioso, ingiusto ed alienante, si riscontra globalmente in tutti gli angoli del pianeta, dimenticando e condannando i piccoli, e coloro che non hanno voce, recidendo la possibilità di scoprire tra essi leaders carismatici che aiutino a condurre il proprio paese per strade più giuste ed evangeliche.
La forza più grande che esiste nel mondo è la più piccola: l'atomica. Per questo motivo questa metafora mi invita a pensare che le azioni più piccole sono quelle che contribuiranno all'emergere di un nuovo modello di progresso.
Così, per esempio, dalla creatività dallo studente Muhammad Yunus nacque all'inizio degli anni ottanta in Bangladesh il Banco dei poveri, prestando 30 dollari ad una donna che lavorava facendo sgabelli di bambú. Con quel denaro potè comprare il bambú che le permise di fare i suoi primi lavori libera dall'abusivo usuraio che la obbligava a vendergli lo sgabello finito a un prezzo molto basso.
L'idea nacque dal timore personale di Yunus, che pensava che nessuno avrebbe prestato i 30 dollari alla signora, sua vicina, perché ella non poteva garantire la restituzione del prestito Oggi l'idea di una Banca che offre piccole quantità di denaro senza interessi a persone senza possibilità né avalli ha ispirato istituzioni simili in più di quaranta paesi tra i quali: USA, Malesia, Filippine, Guatemala e Cile.
Dal punto di vista personale e nel profondo di ognuno di noi questo pensiero di aporofobia, può insidiarsi, quasi senza accorgercene, nelle nostre vite, facendo sì che i nostri amici, i nostri compagni, i nostri fratelli di comunità, siano i destinatari della nostra catechesi… niente di più lontano dall'insegnamento di San Vincenzo. Dobbiamo stabilire itinerari che permettano ai giovani di formarsi con spirito critico per costruire un nuovo modello di promozione umana.
* Educare per contare e che non ti contino:
Credo che lo spirito vincenziano nasce e si sviluppa da un laicato capace di avere come priorità la dignità della persona umana, convincendoci che l'uomo e la donna valgono per quello che sono e non per quello che hanno.
Per ciò è importante che non ci si conti, solo numericamente, bensì che si conti, come persone, con una propria capacità di pensare, di creare, di avere opinioni ed idee, su questioni come:
* La famiglia: intesa come il principale campo di impegno sociale.
* La carità senza separarla dalla giustizia.
* L'uomo e la donna considerati come il centro della vita economica e sociale: pensando globalmente ed agendo localmente.
* L’evangelizzazione della cultura: specialmente attraverso i mezzi di comunicazione.
3. Modo di essere laico oggi: relazione col resto dei membri della Chiesa.
Graficamente rappresenterò il modello col quale penso che il giovane laico debba entrare in relazione col resto dei membri della Chiesa: sacerdoti, religiose, gerarchia, altri fratelli, etc.
Questi due primi modelli sono bassi, per cui, durante la storia, ma non in tutte le epoche, i laici sono entrati in relazione con la gerarchia ecclesiastica e con i "devoti". È un modello applicabile a come si è distribuita la conoscenza teologale e la riflessione sulla Verità.
Che questa non è la cosa desiderabile, è confermato dalle parole dell’allora professor Ratzinger, nel suo libro “Il nuovo paese di Dio”, (che vide la luce nel 1969 nell’originale in tedesco e tradotto in spagnolo nel1972, Editoriale Herder, Barcellona), dove ci dice che il "mestiere" cristiano non è un'eredità o derivazione del sacerdozio dell'antica legge, ma deriva da Cristo stesso:
"Cristo non fu sacerdote, bensì laico. Considerato nell’ambito della società israelita, giuridicamente non possedeva nessun "mestiere". E tuttavia non si fece interprete di desideri e speranze umane, come portavoce del popolo, come suo inviato segreto o pubblico, né comprese la sua missione dal basso, come se dicessimo in senso democratico. Piuttosto si presentò agli uomini sotto il "bisogno" o necessità di un inviato divino, chiaramente celato, con autorità e missione dall’alto, come colui che il Padre aveva inviato", p. 123.
Questo altro è il modello di società che intende la Chiesa, con l'unica intenzione, non di condividere potere, bensì di assumere responsabilità, apportare creative soluzioni a problemi endemici e tanti altri temi sui quali dobbiamo lavorare tutti per realizzare il progetto di Dio.
Questo modello pone serie questioni metodologiche ed anche di fondo. Per esporre la riflessione citerò di nuovo lo stesso libro di Ratzinger, esponendo i punti interrogativi dell'atteggiamento del cristiano davanti alla Chiesa: di critica (per amore alla purezza della Chiesa), di obbedienza silenziosa (per ragione della sua missione divina), o quale altro?
"Non è un caso che i grandi santi non dovettero solo lottare col mondo, ma anche con la Chiesa, con la tentazione della Chiesa di farsi mondo, e sotto la Chiesa e nella Chiesa dovettero soffrire: Francesco di Assisi, Ignazio di Loyola… non cedettero un minimo della loro missione, neppure della loro obbedienza alla Chiesa… tuttavia, la vera obbedienza non è l'obbedienza degli adulatori, quelli che sono definiti dagli autentici profeti dell'AT come "profeti bugiardi" che evitano ogni scontro e mettono la loro intangibile comodità al di sopra di tutte le cose… Quello di cui ha bisogno la Chiesa di oggi, e di tutti i tempi, non sono falsi esistenzialisti, bensì uomini in cui l'umiltà e l'obbedienza non siano minori della passione per la verità; uomini che diano testimonianza nonostante ogni disconoscimentoe attacco. Uomini, in una parola, che amino la Chiesa più che la comodità ed intangibilità del proprio destino", p. 290.
Di seguito, presento quattro sfide educative che possono aiutarci a far sì che la GMV continui ad integrare, nel processo formativo, le dimensioni descritte della nostra identità.
Perciò non dobbiamo perdere di vista che educhiamo nella fede persone che vivranno la loro fede in maniera collettiva o comunitariamente, e che dovranno prendere decisioni libere, coerenti ed individuali che segneranno e definiranno il loro modo di vivere, (il valore che apporteranno alla Creazione).
4. Sfide formative per GMV
* Educare alla creatività
Facciamo un esperimento tra noi che siamo qui presenti. Avrete quattro secondi per disegnare quello che io vi dico. Tenete a portata di mano: carta e penna. Ricordate che avrete solo quattro secondi a partire da quando ve lo dico io. Ora comincerete a disegnare in quattro secondi… "un fiore"…. Già… per favore, mi passate le carte…
Ricordiamo che un minuto fa definii la vita come il valore che apportiamo alla creazione. Il nostro nuovo mondo ha bisogno di nuove soluzioni o almeno di soluzioni creative.
Vediamo quello che succede e che cosa possiamo dire della creatività, in relazione col pensiero unico…
Lo spiegherò con un racconto:
Si racconta che una mattina un padre accompagnava per la prima volta sua figlia a scuola. La bambina lasciava vedere nel suo viso la gioia di iniziare un nuovo periodo della sua vita, benché lei potesse solo immaginare cosa la attendesse e diceva:
- Bene, andrò a scuola, scoprirò la mia aula.
Arrivando a scuola, una seria portinaia le disse indicando con l'indice più retto che nessuno avesse mai visto:
- Quella è la tua classe.
La bambina arrivò fino alla porta pensando:
- Bene, ci saranno tavoli di colori, mi siederò dove voglio e…
E l'insegnante le disse:
- quello è il tuo banco
La bambina attenta ascoltò la seguente indicazione dell'insegnante che diceva:
- Oggi disegneremo…
E la mente della bambina correva più del suo udito e pensava di disegnare, tigri, draghi, principesse, bei mari e piante di inesistenti colori.
- Oggi disegneremo un fiore. Proseguì l'insegnante.
- Bene!! Spontaneamente disse la piccola immaginando un fiore di molteplici colori e petali con forme geometriche mai viste dall'essere umano.
L'insegnante si avvicinò segretamente alla bambina e senza darle il tempo di mettere la matita sulla carta, le disse gentilmente:
- Guarda…. I fiori si disegnano così.
E la bambina…mai più usò la sua creatività per immaginare i fiori.
È importante che la GMV educhi senza ammazzare la creatività. Ed attenti a questi eccessi che conducono al pensiero unico, alla globalizzazione delle soluzioni uniche ed alla morte della diversità che rende possibile la trasformazione creativa del mondo in chiave evangelica.
Come esempio, alcuni movimenti che lavorano con collettivi emarginati ed utilizzano come veicolo educativo, associativo e di reinserimento: la musica, il teatro, il circo, lo sport o la creazione di un giornale locale.
* Educare alla preghiera pro-attiva e alla contemplazione nell'azione
È chiaro che solo chi è capace di ascoltare i singhiozzi del mondo ed interpretarli come sussurri divini potrà portare a termine il progetto di Dio nel mondo.
È questa la definizione della preghiera pro-attiva, cioè, quella preghiera che incita a fare qualcosa che faccia più reale il piano di salvezza di Dio.
Allo stesso tempo, durante gli impegni giornalieri degli uomini dobbiamo insegnare a trovare Dio, tenendo conto che "Dio parla sempre per mezzo degli uomini, i suoi amici ed a volte anche per mezzo dei suoi nemici", (G.S. 44,3)... cioè, dobbiamo insegnare a leggere la vita con gli occhi della fede, come se si trattasse di occhi speciali… e l’importante….arriva quando siamo capaci di dimenticare che li teniamo addosso.
È questa la sfida dell'unione tra l'azione e la riflessione orante.
Valga come esempio che io stia oggi con voi. Ho pensato se dovessi accettare la responsabilità e l’impegno di condividere la mia visione davanti a voi, ma più che pensare, ho pregato… Ed ognuna delle parole che sto pronunciando non voglio che siano solo frutto della mia razionalità, bensì per quanto possibile, della mia spiritualità. In conclusione non siamo corpi con spirito ma spirito rivestito da corpo
* Educare per l'appartenenza associativa
La presenza associativa dei credenti nella società è un'urgenza, e nel nostro movimento, una realtà da non trascurare.
I giovani vincenziani devono avere sufficienti mezzi personali per capire, purificare e partecipare con criterio evangelico e leadership nei processi sociali.
Bisogna continuare ad educare affinché i credenti siano una presenza attiva e diano un contributo ai grandi problemi della società.
Tenendo conto che non si può servire Dio senza servire gli uomini, e che non si può fare presente il vangelo nella società senza passare per le coscienze. Coscienza e libertà sono i due poli che dovrebbero orientare un'azione responsabile di fronte ai problemi del mondo ed anche nella propria Chiesa.
L'associazione moltiplica l'effetto dell'individualità e rende possibile la formula: 1+1=3
Poiché allo sforzo individuale è sommato l'effetto della collettività.
Come esempio, commenterò la PSPD, (People's Solidarity for Participatory Democracy), un gruppo imparziale, senza fine di lucro, che ha lo scopo di contribuire allo sviluppo di una società democratica e legittima. I suoi fondatori, in Corea del Sud, erano uniti dall'intenzione comune di quello che chiamavano lo "spirito civile volontario", di frenare gli abusi del governo e delle imprese.
La filosofia di fondo completa le limitate funzioni delle Organizzazioni non governative che nella Corea degli anni 90, distribuivano solo il raccolto della ricchezza nazionale.
Credo che in questa sfida della GMV, abbiamo a disposizione la potenzialità collettiva che unisce l'associazione Per fare ciò le nuove tecnologie sono senza dubbio uno strumento di immenso valore al servizio del vangelo.
* Educare per vivere la fede come micro- chiesa.
Sebbene l’ideale sarebbe di vivere l'essere cristiano nel seno di una comunità e in un contesto sociale in cui si possa sviluppare la libertà religiosa con naturalezza, tuttavia è certo che in numerose occasioni e località del pianeta questo non è possibile.
Avere una fede personale solida. diventa necessario nei paesi in cui si soffre e si è perseguitati per motivi religiosi, così pure in quegli altri paesi dove la società laicista rende difficile dichiararsi apertamente cristiano, o dove è difficile trovare una comunità di riferimento vincenziana dove vivere la fede, oltre la comunità ecclesiastica riunita intorno all’altare la domenica.
In qualsiasi caso, ed in tutti i contesti, la GMV deve prendere decisioni individuali nel seno della sua famiglia, del suo ambiente sociale, e ciò la porterà a dover scegliere, a volte in solitudine, ciò che Dio le chiede di fare. Ecco il senso del termine "piccola chiesa.”.
È il caso, del posto di lavoro, dell'ambiente di studio, del contesto di famiglie che si oppongono alla credenza dei figli, e di tante altre situazioni, in cui l'essere cristiano presuppone essere una piccola chiesa.
Credo che sia importante educare ad essere piccola chiesa con la speranza di condividere l’essere grande chiesa locale ed universale.
Che ogni cristiano si consideri una piccola chiesa: presuppone che tutto il vangelo gli viene dato come grazia, e allo stesso tempo sia Chiesa nel mondo.
Faccio come esempio l'incompresa decisione che prese Sara Bandauf di abbandonare la direzione della multinazionale Nokia e tutti i "benefici" economici e di potere che ciò le dava, per dedicare tutto il suo sapere ed esperienza ad una fondazione senza fine di lucro per l'educazione dei giovani. O quella della missionaria cristiana in India che, dopo aver perso suo marito ed i suoi due figli assassinati da membri di quell'etnia che loro stessi soccorrevano familiarmente in una casa di cura per lebbrosi, decise di continuare a lavorare per gli stessi poveri e, la sua silenziosa offerta è considerata oggi esempio del perdono e della povertà cristiana.
Ho già detto che la cosa ideale è avere una comunità di riferimento, ma dove la comunità non è presente e davanti a decisioni in solitudine, i nostri giovani devono allenarsi nella consapevolezza che ognuno di loro è una micro-chiesa, dove l'individuo ha in sé i mezzi sufficienti per aiutare alla preghiera pro-attiva e per agire con coscienza e libertà di spirito nella fedeltà del messaggio di salvezza.
Finisco come ho iniziato: in qualunque epoca si può essere vincenziani, ed aggiungo, che, per di più, tutte le epoche ne hanno bisogno.Anche questa.
Parigi, 9 agosto 2005.